Tokyo 2020, i 29 toscani che sognano sotto i cinque cerchi

23 Lug

a cura di Marco Massetani

SIMONE ALESSIO (TAEKWONDO)

Classe 2000, è nato a Livorno dove il padre svolgeva l’attività di paracadutista. All’età di 3 anni si è trasferito a Sellia Marina, in provincia di Catanzaro. Ha iniziato a praticare il taekwondo sin da piccolo, A 17 anni diventa campione europeo juniores nella categoria 73 kg. Nel 2018 conquista il titolo anche nei 68 kg, prendendo poi parte agli Europei di Kazan. E’ stato il primo taekwondista italiano a vincere un Mondiale, per la precisione a Manchester nel 2019, sconfiggendo nei 74 kg il campione olimpico di Rio, il giordano Ahmad Abughaush. E’ tesserato Fiamme Rosse e appassionato di calcio. Quella di Tokyo è la sua prima Olimpiade.

LORENZO BACCI (TIRO A SEGNO)

Nato a Firenze, classe 1994, risiede a Campi Bisenzio. Come il plurimedagliato e campione olimpico Niccolò Campriani, è cresciuto sotto la guida del tecnico Aldo Vigiani nella società Tiro a Segno Firenze 1859 con sede alle Cascine. Si è avviato alla disciplina sulle orme del fratello maggiore Enrico, campione italiano di pistola ad aria compressa. Campione europeo juniores nel 2013, sia a livello individuale che a squadre. Nel 2019 agli Europei di Bologna conquista la carta olimpica nella carabina 50 metri 3 posizioni e nella carabina 10 metri ad aria compressa. In quest’ultima specialità detiene il record italiano di 632,2. Tesserato Fiamme Oro, è alla sua prima Olimpiade.

MARTINA BATINI (SCHERMA)

Pisana, 32 anni, è cresciuta nella prestigiosa accademia schermistica fondata dal maestro Antonio Di Ciolo optando per la specialità del fioretto. Vanta una medaglia d’oro e una d’argento a squadre rispettivamente alle Universiadi 2009 e 2013. La stagione successiva vede il suo exploit tra le professioniste con l’argento mondiale di Kazan e quello europeo di Strasburgo. Nelle competizioni a squadre ha conquistato tre ori e un argento iridati e altrettanti a livello continentale. Nel 2018 è diventata mamma di Leonardo, figlio avuto dallo spadista Matteo Tagliarol. Laureata in ingegneria gestionale è appassionata di musica e suona la batteria. E’ tesserata Carabinieri e a Tokyo prenderà parte alla prima Olimpiade.

ALBERTO BETTIOL (CICLISMO)

Classe 1993, è nato a Poggibonsi da madre toscana e padre veneto. ma è cresciuto a Castelfiorentino. Ciclista su strada, nel 2011 conquista da juniores il titolo europeo a cronometro per poi passare al professionismo nel 2014 con il team World Tour Cannondale. Nel 2016 chiude terzo al Tour della Polonia, mentre nel 2017 al Tour de France ottiene il quinto posto nella terza tappa con arrivo a Longwy. La prima vittoria da professionista è targata 2019 quando trionfa in una classica-monumento, il Giro delle Fiandre, riportando così il Italia un successo che mancava dal 2007. Quest’anno si è aggiudicato la 18° tappa del Giro d’Italia da Rovereto a Stradella. Nel tempo libero ama stare nella natura e coltivare prodotti della terra. Tesserato per la EF Education Firts, è alla sua prima Olimpiade.

ANNA BONGIORNI (ATLETICA)

Pisana, 27 anni, è figlia d’arte di Giovanni, finalista olimpico della 4×100 ai Giochi di Los Angeles 1984. Ha iniziato a praticare la ginnastica artistica per poi passare all’atletica leggera. Nel 2014 si trasferisce a Rieti con il tecnico Roberto Bonomi. Ha scritto il record italiano 60 m. piani e quello allieve della 4×100. E’ stata argento europeo under 20 e under 23 nella 4×100, titoli entrambi conquistati a Tallinn. Dal 2018 è tornata ad allenarsi a Pisa sotto la guida del padre. Nella 4×100 ha vinto l’oro alle World Relays di Chorzòw nel 2019 per poi stabilire il primato italiano della specialità con il tempo di 42”98. Laureata in medicina sogna di diventare pediatra. Si è arruolata nel 2011 nella Forestale, oggi fa parte del Gruppo Sportivo Carabinieri. Tokyo segnerà per lei l’esordio olimpico.

RACHELE BRUNI (NUOTO)

Nata a Firenze, classe 1990, è cresciuta a Comeana (Prato). Ha iniziato la sua attività di nuotatrice con la società Etruria Nuoto sotto la guida del tecnico Giovanni Pistelli scegliendo la specialità del fondo in acque libere. Nel suo palmares internazionale figurano 15 medaglie continentali e 3 podi mondiali. Ha vinto la medaglia d’argento ai Giochi Olimpici di Rio 2016 nella maratona 10 km con il tempo di 1h56’49” dedicando questo risultato alla sua compagna Diletta. Nel 2019 è uscita la sua biografia ufficiale “Volevo solo nuotare. 200.000 bracciate con Rachele Bruni” scritta da Luca Farinotti. Il libro ha vinto il “Premio Selezione Bancarella Sport”. Sempre nel 2020 le è stato assegnato il LEN Award nella categoria Fondo. Appassionata di pallacanestro, cinema e musica. Tesserata per il Gruppo Sportivo Esercito, è alla sua seconda Olimpiade dove gareggerà nell’unica specialista prevista in acque libere, la 10 km.

TOMMASO CHELLI (TIRO A SEGNO)

Livornese, 25 anni, è stato avviato al poligono dal padre nella società Tiro a Segno Livorno. Da juniores ha messo in mostra tutto il suo talento vincendo per due stagioni consecutive il titolo italiano juniores, quindi emergendo a livello internazionale. Seguito tecnicamente prima da Ralph Schumann e poi da Nicola Pizzi (coach attuale) ha preso parte ai Campioni Europei e ai Giochi Europei di Minsk (Bielorussia). Ha conquistato la carta olimpica per Tokyo 2020 nella specialità Pistola automatica grazie al quarto posto ottenuto agli Europei che si sono disputati ad Osijek, in Croazia, lo scorso maggio. Adora il fitness. Tesserato Fiamme Gialle, è alla sua prima partecipazione olimpica.

GABRIELE CIMINI (SCHERMA)

Pisano, classe 1994, è stato allievo dall’età di 10 anni del maestro Antonio Di Ciolo presso il C.S. Pisascherma. Ha iniziato da fiorettista per poi passare alla specialità della spada. Dopo ottimi risultati a livello giovanile, nel 2014 conquista un posto tra nella nazionale assoluta e partecipa ai primi Giochi Olimpici Europei di Baku 2015, conquistando il bronzo a squadre. Nello stesso anno conquista anche il titolo europeo under 23 a squadre oltre che il titolo italiano individuale. Nella stagione 2018-2019 scala il ranking mondiale fino alla 16esima posizione. Nel 2020 conquista il pass per i Giochi di Tokyo con la squadra italiana, per la quale sarà riserva in Giappone. E’ appassionato di carto-magia e da quattro anni pratica quotidianamente la meditazione vipassana. Tesserato Esercito, è alla sua prima Olimpiade.

GABRIELE DETTI (NUOTO)

Livornese, classe 1994, è un nuotatore specializzato nel mezzofondo. E’ cresciuto sotto la guida del tecnico Stefano Morino, zio-mentore, fratello della mamma. Campione europeo 2016 a Londra nei 400 m. sl e oro iridato a Budapest 2017 negli 800 m. sl, ai Giochi di Rio ha conquistato due medaglie olimpiche, entrambe di bronzo, nei 400 e nei 1500 m. sl. Una serie di infortuni lo hanno costretto a rinunciare ai Mondiali di Kazan 2015 e agli Europei di Glasgow e Berlino 2018. Ai Mondiali di Gwangju 2019 conquista la medaglia di bronzo nei 400 metri stile libero stabilendo il nuovo record italiano con il tempo di 3’43″23, migliorando il primato che già gli apparteneva. E’ stato anche primatista italiano nei 200 m sl. Tesserato Esercito, si allena ormai da anni al centro tecnico federale di Ostia. Tifoso dell’Inter, è alla sua terza Olimpiade.

LEONARDO FABBRI (ATLETICA)

Fiorentino, 24 anni, è nato nella frazione di Ponte a Ema celebre per aver dato i natali al ciclista Gino Bartali. Grazie al padre ex velocista e ottimo centometrista, si avvicina all’atletica leggera scegliendo la specialità del lancio del peso dove è seguito dal maestro Franco Grossi. Oro ai Giochi del Mediterraneo e argento europeo under 23,a livello assoluto, conquista la sua prima medaglia nazionale ai campionati italiani assoluti indoor del 2017. Nel 2020, in Svezia, riscrive il record italiano indoor scagliando il peso a 21,59 m e togliendo così, dopo 33 anni, il primato detenuto dal suo concittadino nonché campione olimpico a Los Angeles 1984 Alessandro Andrei. Tesserato Aeronautica, è oggi allenato dall’ex azzurro Paolo Dal Soglio. Tifa Fiorentina ed è fidanzato con l’ex giavellottista, ora nazionale di bob, Giulia Chenet. E’ alla sua prima Olimpiade.

FRANCESCA FANGIO (NUOTO)

Livornese, 25 anni, ha iniziato nella società Nuoto Livorno con il tecnico Stefano Frediani, prima di trasferirsi a Treviglio. All’inizio si distingue anche nei 200 e nei 400 misti, oltre che nella rana che diventerà la sua specialità, sulla distanza dei 200 metri. Dal 2011 nel giro delle nazionali giovanili, tre anni dopo conquista la sua prima medaglia ai Campionati Assoluti, con un bronzo. A dicembre 2014 è argento ai Campionati Italiani di Riccione. Il primo titolo italiano assoluto è del 2015 nei campionati invernali in vasca corta, titolo che sarà bissato due anni dopo. Quest’anno, al Trofeo Settecolli di Roma, ha migliorato dopo 12 anni il record italiano dei 200 rana nuotando in 2’23”06. Tesserata per il club In Sport Rane Rosse, nel tempo libero le piace ascoltare la musica. E’ alla sua prima Olimpiade.

SARA FRANCESCHI (NUOTO)

Livornese, classe 1999, è stata spinta a praticare nuoto dal padre Francesco, ex atleta e oggi tecnico federale. Si è dedicata nei primi anni anche alle gare di dorso e di rana, scegliendo poi di specializzarsi nei 200 e nei 400 m. misti. Detiene 3 record italiani giovanili: 200 misti categoria ragazzi (2’18″85 nel 2013) e categoria cadetti (2’11″98 nel 2017), oltre a quello nei 400 misti categoria cadetti (4’40″03) del 2016. Ha esordito all’Olimpiade a soli 17 anni (più giovane atleta della spedizione per i Giochi di Rio), dove ha gareggiato nei 200 e 400 m. misti, non riuscendo in nessuna delle specialità a superare le batterie. Tesserata dal 2018 per le Fiamme Gialle, nel tempo libero ama leggere, cucinare e andare al cinema. E’ alla sua seconda partecipazione ai Giochi.

VITTORIA GUAZZINI (CICLISMO)

Pontederese, classe 2000, inizia a praticare il ciclismo all’età di 7 anni. Nel 2017 esordisce con le nazionali Juniores sia su strada che su pista. Dopo le eccellenti performance da juniores, nel 2019 passa Elite con la formazione UCI Valcar Cylance Cycling ottenendo pregevoli risultati. Su pista gareggia con le Nazionali Under-23 e maggiore: con la selezione Under-23 vince oro e argento rispettivamente nell’inseguimento a in quello individuale agli Europei di Gand, mentre con la Nazionale maggiore partecipa ai Mondiali di Pruszków, chiudendo quinta nell’inseguimento a squadre, e agli Europei di Apeldoorn, nei quali fa sua la medaglia di bronzo nell’inseguimento a squadre con le stesse Alzini, Balsamo, Cavalli e Paternoster. Sarà la specialista su pista quella nella quale gareggerà a Tokyo, sua prima esperienza olimpica. Tesserata Fiamme Oro, ha fatto parte da chitarrista di un gruppo rock denominato “Go Home”.

CHIEBUKA EMMANUEL THEMEJE (ATLETICA)

Nato a Carrara da genitori nigeriani, classe 1998, a 4 anni si trasferisce a Verdellino, nel bergamasco. Inizia a praticare l’atletica leggera da giovanissimo, nelle file dell’Atletica Estrada. Passato all’Atletica Cento Torri Pavia nel 2014, nel 2017 prende parte ai campionati europei under 20 di Grosseto, dove conquista la sesta posizione nel salto triplo. Nel 2019 si trasferisce con la famiglia a Los Angeles, negli Stati Uniti d’America, grazie a una borsa di studio dell’Università statale della California arrivata dopo le sue ottime prestazioni nel salto triplo. A causa della pandemia di COVID-19, che gli impedisce di allenarsi regolarmente, si trasferisce all’Università dell’Oregon a Eugene, per la quale nel 2021 conquista il titolo di campione NCAA con un salto di 17,14 m.. Sempre con questa università salta un 17,26 m. che gli vale il pass per i Giochi di Tokyo. E’ studente di biologia. Allenato da Robert Johnson, è alla sua prima Olimpiade.

NICCOLO’ MANNION (BASKET)

Classe 2001, nasce a Siena dove il padre Pace, ex cestista, giocava nelle fila della Virtus. La madre è Gaia Bianchi, ex pallavolista. Ancora piccolo, dopo essersi trasferito con la famiglia negli States, inizia a a frequentare la Pinnacle High School a Phoenix, in Arizona. Entrato nel college, viene inserito nel First Team All Pac-12 Conference e tra i candidati per il Wooden Award e per il Naismith Trophy. Nel novembre 2020 viene ingaggiato come 48ª scelta del Draft 2020, dai Golden State Warriors. E’ l’ottavo giocatore italiano di sempre a militare nel campionato professionistico statunitense. Nel 2018 debutta con la nazionale maggiore, all’età di 17 anni, tre mesi e 17 giorni (diventando così il quarto più giovane esordiente della storia degli Azzurri). Ruolo playmaker, ha condotto l’Italbasket all’Olimpiade (dopo 17 anni) grazie alla vittoria sulla Serbia nel preolimpico di Belgrado.

ANNA MARIA MASCOLO (NUOTO)

Fiorentina, classe 2001, a 3 mesi viene portata da mamma Adele a un corso acquaticità per neonati. Si appassiona al nuoto che pratica con assiduità anche nel periodo estivo durante le vacanze a Termoli. La sua prima società è l’Hydron Sport Firenze, dall’età di 6 anni gareggia per l’H Sport Prato mettendosi in evidenza per la sua tenacia e risultati. Nel 2017 è stata componente della staffetta azzurra 4×200 ai Mondiali di Budapest chiamata dal dt Cesare Butini come quarta frazionista. Sempre nella stessa specialità da juniores è arrivata quarta agli Europei di Helsinki del 2018. E’ studentessa di lingue e nel tempo libero ama leggere e ascoltare musica. E’ alla sua prima Olimpiade.

FILIPPO MEGLI (NUOTO)

Fiorentino, 24 anni, originario di San Casciano in Val di Pesa. Inizia a praticare nuoto nella società Aquatica San Casciano, oggi è tesserato per il Gruppo Sportivo Carabinieri ed è allenato da Paolo Palchetti. Si mette in evidenza a livello giovanile, quindi esordisce nel 2017 ai Mondiali di Budapest nei 200 m.. L’anno successivo è oro ai Giochi del Mediterraneo di Tarragona, in Spagna. Agli Europei di Glasgow 2018 è bronzo nella staffetta 4×200, entrando quindi in finale nei 200 m. con un tempo che fissa il nuovo record italiano di specialità in 1’45″67. Ai Mondiali di Gwangju 2019 stabilisce con i compagni della 4×200 il nuovo record nazionale di specialità con il tempo di 7’04″97. Arriva ai Giochi di Tokyo, sua prima Olimpiade, dopo un infortunio alla spalla e il contagio da Covid-19 che ne ha compromesso in parte la preparazione. E’ studente di economia aziendale.

ALDO MONTANO (SCHERMA)

Livornese, 42 anni, è uno dei simboli della scherma mondiale. Specializzato nella sciabola, sulle orme di nonno Aldo e babbo Mario Aldo, vanta un medagliere internazionale di assoluto livello: 11 podi europei, 12 podi mondiali, 4 podi olimpici (con l’oro conquistato da individualista ad Atene 2004). E’ cresciuto nello storico Circolo Scherma Fides di Livorno, fondato da Beppe Nadi. Appartiene al Gruppo Sportivo Fiamme Azzurre della Polizia penitenziaria. Nonostante l’età avanzata da sportivo, la sua tecnica sopraffina e il suo carisma lo hanno reso elemento insostituibile per la squadra azzurra di sciabola che si presenterà a Tokyo, e della quale Aldo rappresenterà il capitano. Appassionato di calcio e di motonautica, è sposato con Olga Plachina, ex stella russa dell’atletica leggera e modella. Ha due figli: Olimpia e Mario Jr Giorgio. Quella di Tokyo è la sua quinta Olimpiade.

LARA MORI (GINNASTICA)

Aretina di Montevarchi, 22 anni, ha iniziato a praticare ginnastica artistica nel 2007 sotto la guida di Stefania Bucci, sua attuale allenatrice, nel club locale Ginnastica Giglio mettendo presto in mostra una vocazione per la disciplina. Campionessa italiana di corpo libero in due edizioni (2017 e 2018), ha vinto 3 ori ai Giochi del Mediterraneo 2018, un argento elle Universiadi 2019 e un argento di squadra agli Europei 2012. Per lei anche cinque podi nelle tappe di Coppa del Mondo. Dopo la rinuncia di Giorgia Villa e l’inserimento di Vanessa Ferrari nella specialità di squadra, è stata scelta dal dt azzurro Enrico Casella quale unica individualista del copro libero per i Giochi di Tokyo, sua prima esperienza a cinque cerchi. Tesserata Esercito, è studentessa di Scienze Motorie. Nel tempo libero ama leggere, fare shopping e ascoltare musica.

NICHOLAS MUNGAI (JUDO)

Pistoiese, 28 anni, ha iniziato a praticare judo nella palestra Kodokan dove già si allenava il padre. Da sportivo ha praticato anche il nuoto agonistico ma a Torino, dove si trovava da studente di Scienze Motorie, ha optato definitivamente per il tatami. Si è formato come atleta nel club Akiyama di Settimo Torinese. Ha collezionato finora 4 podi nel World Tour e 1 bronzo europeo U23. Quest’anno  è giunto secondo nel Grand Slam di Tblisi e nono ai Mondiali di Budapest. Arriva a Tokyo, sua prima esperienza olimpia, dopo aver superato diversi problemi causati da lesioni muscolari. Numero 23 del ranking mondiale, gareggerà nella categoria entro i 90 kg. Ha l’hobby della chitarra, che utilizza per passione ma anche per rilassarsi prima dei grandi impegni sportivi. E’ tesserato per l’Esercito.

LORENZO MUSETTI (TENNIS)

Nato a Carrara, con i suoi 19 anni è il più giovane rappresentante della spedizione toscana ai Giochi. E’ cresciuto come tennista tra Carrara e La Spezia sotto la guida di coach Simone Tartarini, ancora oggi suo allenatore. Già a livello juniores ha dimostrato le proprie eccellenti doti tecniche, scalando la classifica ITF fino a diventare n.1 al Mondo tra gli under 18. Sempre da juniores ha vinto, primo azzurro nella storia, gli Australian Open di categoria. Passato al professionismo, è stato quest’anno autore di una stagione strepitosa approdando in semifinale ad Acapulco e Lione, e raggiungendo gli ottavi di finale al Roland Garros di Parigi. E’ n.61 della classifica ATP, a Tokyo (dove scenderà in campo sia nel tabellone di singolare che di doppio) esordisce grazie alla rinuncia del connazionale Jannik Sinner. Risiede a Monte Carlo.

JASMINE PAOLINI (TENNIS)

Classe 1996, nativa di Bagni di Lucca, ha iniziato con il tennis all’età di 6 anni. Il babbo è italiano, la madre di origini polacche-ghanesi. Il suo primo allenatore è stato Ivano Pieri (padre delle tenniste Jessica e Tatiana), il suo coach attuale è l’ex davisman azzurro Renzo Furlan. Campionessa italiana nel 2020, vincitrice di 8 titoli ITF, quest’anno ha conquistato il suo primo successo in un torneo WTA 125 a Bol, in Croazia dopo aver raggiunto il suo miglior piazzamento in uno Slam (secondo turno a Parigi). Fa parte della rappresentativa azzurra di Fed Cup. Il suo gioco, fatto di grande solidità da fondocampo e di ottime accelerazioni, si adatta maggiormente alle superfici lente come la terra rossa. E’ esordiente ai Giochi Olimpici.

GABRIELE ROSSETTI (TIRO A VOLO)

Fiorentino, classe 1995, vive in Valdinievole dove ha iniziato a praticare il tiro a volo al TAV Montecatini Pieve a Nievole. A indirizzarlo a questa disciplina è stato il padre Bruno, che fu bronzo nello skeet a Barcellona 1992 oltre che tecnico della rappresentativa francese. Dotato di grandi qualità, si è laureato campione mondiale di specialità skeet a Mosca 2017. Ha vinto la medaglia d’oro ai Giochi di Rio 2016, sua olimpiade di esordio, grazie a due serie finali senza errori (ognuna conclusa con 16 piattelli frantumati su 16 tentativi). Quest’anno ha conquistato il titolo europeo che gli mancava primeggiando ad Osijek, in Croazia. Tesserato Fiamme Oro, è oggi seguito dell’ex cecchino fiorentino Andrea Benelli, dt della nazionale azzurra. E’ alla sua seconda partecipazione olimpica.

IRENE SIRAGUSA (ATLETICA)

Poggibonsese, 28 anni, risiede a Colle Val d’Elsa. Ha cominciato con l’atletica leggera allenata da Gianni Siragusa, ex marciatore, specializzandosi poi come velocista. Oggi è seguita da Vanna Radi ed è tesserata Esercito. A livello internazionale ha vinto 3 medaglie in manifestazioni di categoria (tutte con la staffetta 4×100 m): due volte argento a Tallinn in Estonia (Europei juniores nel 2011 ed Europei under 23 nel 2015) e bronzo agli Europei under 23 nel 2013 a Tampere in Finlandia. Nel 2018 ha stabilito il personale di 11.21 nei 100 metri, seconda migliore prestazione all-time dietro a Manuela Levorato. A Tokyo, sua prima esperienza olimpica, sarà una componente della staffetta 4×100 che si è qualificata per i Giochi grazie al settimo posto ai Mondiali di Doha 2019, quando le azzurre stabilirono il nuovo record italiano in 42”90. E’ laureata in mediazione linguistica in ambito turistico, titoli conseguito presso l’Università di Siena.

CLAUDIO MICHEL STECCHI (ATLETICA)

Fiorentino di Bagno a Ripoli, 29 anni, è figlio di Gianni Stecchi, ex astista nazionale e primatista italiano nel 1987. Come il padre ha scelto la specialità del salto con l’asta. Cresciuto nello storico club fiorentino Assi Giglio Rosso, nel 2010 ha fatto parte della selezione per i Campionati del mondo junior a Moncton dove ha conquistato l’argento grazie a un volo a 5,40 m. La stagione successiva ha ritoccato il suo primato portandolo a 5,50 m. Vincitore di numerosi titoli nazionali nonostante una carriera costellata da infortuni, nel 2020 è stato autore di un exploit a Chiari (Brescia) con un salto a 5,82 m. seconda prestazione italiana di sempre dietro a quella di Giuseppe Gibilisco. Proprio Gibilisco è il suo attuale coach. Ha conseguito la laurea in Giurisprudenza e oggi è iscritto a Scienze Motorie. Tesserato Fiamme Gialle, è alla sua prima Olimpiade.

AMEDEO TESSITORI (BASKET)

Pisano, 26 anni, inizia la sua carriera da cestista in Toscana giocando per alcune società della provincia. Il salto di qualità lo raggiunge quando, ancora giovane pivot, viene ingaggiato dalla Virtus Siena di coach Umberto Vezzosi esordendo nella stagione 2010/2011 in Serie A Dilettanti e venendo nominato nel 2011 MVP della Coppa Italia LNP 2010-11, vinta proprio dalla Virtus Siena. Esordisce in serie A con Sassari, quindi gioca per Caserta, Cantù, Biella, Treviso, fino all’approdo alla Virtus Bologna, storico club felsineo con il quale conquista lo scudetto 2020/21. Convocato in Nazionale dal ct Meo Sacchetti per i Mondiali 2019, è stato tra gli autori dell’impresa preolimpica di Belgrado con la conquista del pass olimpico ai danni della Serbia. E’ alla sua prima Olimpiade.

IRENE VECCHI (SCHERMA)

Livornese, 32 anni, ha iniziato a praticare scherma nello storico circolo fondato da Nedo Nadi. Tra i suoi primi maestri anche lo zio di Aldo Montano. Specializzata nella sciabola, è una delle colonne della squadra azzurra. In carriera ha vanta sette podi europei e 3 mondiali (bronzo individuale a Budapest 2013, oro a squadre e bronzo individuale a Lipsia 2017). Trasferitasi a Frascati, è oggi seguita da Andrea Aquili. Ha preso parte ai Giochi di Londra 2012, dove è giunta ai quarti di finale della gara individuale, e a quelli di Rio (conclusi con la medaglia di legno nella prova a squadre). L’assalto al podio si ripete a Tokyo, sua terza partecipazione olimpica. Tesserata Fiamme Gialle, sposata con l’ex sciabolatore azzurro Marco Ciari, è laureata in Scienze Politiche.

ALICE VOLPI (SCHERMA)

Senese, 29 anni, nata da padre italiano a mamma brasiliana, è cresciuta presso la Sezione Scherma del Centro Universitario Sportivo di Siena sotto la guida di Daniele Giannini specializzandosi come fiorettista. Ha conquistato 3 titoli nazionali da individualista, 14 medaglie in Coppa del Mondo, 7 agli Europei, 5 ai Mondiali (con l’oro a squadre di Lipsia 2017 e quello individuale di Wuxi 2018, suo vero exploit internazionale). E’ fidanzata con Daniele Garozzo, anche lui fiorettista, oro a Rio 2016. Adorano entrambi il loro cane chiamato Forest. E’ appassionata di calcio e tifa Fiorentina.Tesserata Fiamme Oro, seguita dall’ex azzurra Giovanna Trillini, è alla sua prima Olimpiade nella quale gareggerà sia nella prova a squadre che in quella individuale.

LORENZO ZAZZERI (NUOTO)

Fiorentino, 26 anni, è un allievo della Rari Nantes Florentia, oggi tesserato Esercito e seguito dal tecnico Paolo Palchetti. Argento nella 4×100 azzurra agli Europei di Glasgow 2018, nella stessa stagione è bronzo azzurro in vasca corta ai Mondiali di Hangzhou, dove nuota la frazione in 20”57  realizzando, insieme ai compagni Santo Condorelli, Andrea Vergani e Alessandro Miressi, il nuovo record italiano di specialità (1’22”90′). Laureato in Scienze Motorie, ha una passione per la pittura, hobby che coltiva con successo e sotto l’acronimo di “ZazzArt”. Ha esposto alla Biennale internazionale dell’arte contemporanea a Firenze nel 2017 con l’opera intitolata “Bon appétit”.

Corriere Fiorentino, 23 luglio 2021

Il richiamo della sciabola. “Dopo Rio volevo smettere, a Tokyo per la medaglia”.

17 Lug

di Marco Massetani

Aveva 23 anni quando scoprì la pedana olimpica a Londra, arrivando ai quarti di finale del torneo individuale. Ne aveva 27 quando disputò i suoi secondi Giochi a Rio, finendo quarta nella competizione a squadre. Adesso Irene Vecchi, classe 1989, livornese doc, o meglio di scoglio come ama definirsi, atleta tesserata Fiamme Gialle e simbolo della sciabola toscana insieme ad Aldo Montano, ci riprova a Tokyo. Puntando a quell’obiettivo finora sfuggito: il podio.

Irene, che il terzo tentativo sia quello buono?

“Diciamo che io ci ho sempre provato, adesso ho sicuramente un maggiore bagaglio di esperienza. Spero di tornare a casa con qualcosa di importante”.

Londra 2012, cosa ricorda dell’iniziazione olimpica?

“Londra è stata speciale che mi porto nel cuore. All’esordio ho avuto subito la possibilità di andare a giocarmi una medaglia, è là che ho acquisito la consapevolezza di essere cresciuta. Se non ci fosse stata quella conferma, tutto il resto non sarebbe venuto”.

A Rio 2016 invece arrivò la medaglia di legno a squadre.

“Rio l’ho vissuta in maniera diversa. Gareggiai nell’individuale al di sotto delle aspettative, ma ammettiamo pure che non stavo attraversando un periodo di forma ideale. Poi il quarto posto a squadre, complice un arbitraggio a noi sfavorevole, fu come una sassata. Qualcosa che ti sogni la notte, che ti porti dietro tutta la vita”.

Cosa le è accaduto subito dopo l’Olimpiade brasiliana?

“Ho deciso di attuare un cambio drastico, ho fatto una grossa scommessa su me stessa. A me non piace vivacchiare, ho sempre bisogno di nuovi stimoli. Non mi divertito più, pensavo di smettere, poi mi si è accesa la fiammella. Ho cambiato città, mi sono trasferita a Frascati, ho cambiato allenatore (Andrea Aquili, ndr), metodo di allenamento. Non perché a Livorno non stessi bene, ma arriva un momento in cui avverti il bisogno di novità. A 27 anni non è stato facile. L’anno successivo ho vinto il bronzo al Mondiale, con la squadra azzurra abbiamo conquistato il titolo iridato”.

Adesso Tokyo. Quali saranno le avversarie da battere a livello individuale e di squadra?

“Ad oggi le favorite sono le prime tre del ranking mondiale, l’ucraina Olga Kharlan, la russa Sofya Velikaya e la francese Manon Brunet. Ma l’Olimpiade è una gara a sé, quest’anno lo sarà ancora di più. Io scenderò in pedana con la serenità di aver dato tutto, già il fatto che ci scommetta io è importante, anzi direi fondamentale. Lo stesso faranno le mie compagne, Rossella Gregorio, Martina Criscio e Michela Battiston. Siamo una bella squadra. Ce la giocheremo soprattutto con Russia, Francia e Ungheria. Avendo dalla nostra tanta esperienza in più”.

Tutti parlano del Dream Team, il fioretto femminile azzurro, e poco della sciabola. Questo vi disturba?

“Il fioretto ha una maggiore longevità, è il capostipite delle varie armi. E le nostre ragazze partiranno da favorite anche a Tokyo. Noi ci posizioniamo un po’ più sotto, siamo un po’ più lavoratrici. Ma abbiamo dimostrato di sapere stare ai vertici mondiali”.

Cos’è per Irene Vecchi la sciabola?

“Una passione, una rivincita. Non ho le caratteristiche innate della sciabolatrice, sono un’introversa, una persona tranquilla. Ma quando butto giù la maschera viene fuori un’altra parte di me. La sciabola è il primo amore che non si scorda mai”.

Qualcuno parla di Irene Vecchi come atleta dalle straordinarie qualità che però si smarrisce mei momenti cruciali di un assalto…

“Si, in certe occasioni avrei potuto dare di più. Sono una ragazza più emotiva di tante altre. Ma ho anche dimostrato di poter dare la spinta giusta, quando serve”.

La terza Olimpiade è un traguardo di prestigio. Per caso ha in mente di eguagliare il suo concittadino Aldo Montano?

“Ho imparato che più programma fai, peggio è. Non so cosa potrà accadere dopo Tokyo.  Aldo è un simbolo della scherma, un capitano a tutti gli effetti. Anche oggi si vede che soffre dopo un allenamento, che non ha più la freschezza di prima, ma dimostra sempre di essere un talento sconfinato, un esempio per tutti. Chissà, magari mi farò trainare dal suo entusiasmo…”.

Corriere Fiorentino, 17 luglio 2021

Bacci col podio nel mirino. “Basta sogni, ci siamo. Vincere non è impossibile”

7 Lug

di Marco Massetani

Il compito è arduo: dare continuità olimpica alla tradizione fiorentina del tiro a segno, una disciplina che ha visto Niccolò Campriani vincere 4 medaglie (3 ori e 1 argento) tra Londra 2012 e Rio 2016. Una sfida che in occasione dei Giochi di Tokyo verrà raccolta da Lorenzo Bacci, 26 anni, campigiano tesserato Fiamme Oro, altro talento cresciuto sotto la guida del tecnico Aldo Vigiani al club delle Cascine.

Bacci, lei aveva conquistato la carta olimpica agli Europei di Bologna del 2019, ma sono stati necessari quelli dello scorso maggio a Osijek, in Croazia, per confermarla.

“La gara è stata difficile, c’era tanta pressione. E’ andata bene. A Rio ero stato giustamente escluso dalla squadra azzurra, ma in cinque anni ci ho messo l’anima. Il sogno si è avverato”.

Quali emozioni ha provato al momento della convocazione?

“Dopo un anno così, con pochissime gare, dove non si era a conoscenza nemmeno dello stato di forma dei compagni…che dire, è stata una vera gioia”.

Già, il 2020, anno della pandemia, ha stravolto programmi e preparazione.

“Per me che credo nel confronto, nello scambio reciproco di esperienze, è stata dura, anche dal punto di vista della socializzazione sportiva. Adesso ammetto che sto vivendo Tokyo con un po’ di ansia, sempre a causa del Covid. Se prendi questo maledetto virus, sei finito. Ecco perché tanti miei amici in questi giorni mi chiedono di vedersi per un caffè, di andare alle feste, ma io me ne sto buono a casa. Ho fatto troppi sacrifici, non voglio che l’Olimpiade sfumi proprio ora”.

Che Nazionale azzurra vedremo a Tokyo?

“Non abbiamo mai avuto una squadra così forte, intendo a livello di organico. Certo, in passato abbiamo avuto grandi stelle, ma poi dietro c’era il vuoto. Ora siamo un team omogeno per qualità. Con Suppini punta di diamante”

Lorenzo Bacci sarà impegnato nella carabina 3 posizioni 50 metri e in quella ad  aria compressa 10 metri: le stesse di Niccolò Campriani.

“Mi sento più forte nella 3 posizioni. Sono 120 colpi, 40 in ginocchio, 40 a terra, 40 in piedi. Qui conta molto l’esperienza, bisogna rimanere tonici e rilassati e domare l’adrenalina che nel nostro sport fa tremare i polsi. Nell’aria compressa si tira 60 volte in piedi, senza cartucce, senza rinculo. E’ una specialità nella quale la concorrenza sta dilagando e dove mi danno per morto nonostante detenga pur sempre il record italiano con 632,2…”.

A Tokyo Lorenzo Bacci dove potrà arrivare?

“Nella 3 posizioni mi ritengo da prima fascia, vincere una medaglia non sarà impresa impossibile. L’altra competizione rimane più aperta, e io mi sento meno in forma rispetto al 2020, ovvero all’anno in cui doveva tenersi l’Olimpiade”.

Tutte le gare si terranno nello stesso giorno, è questo un vantaggio o uno svantaggio?

“Disputare la finale dopo le eliminatorie è più snervante, ma anche più bello e intenso. Come atleta so adattarmi a ogni situazione”.

L’impresa è non far rimpiangere Niccolò Campriani.

“Ho sentito Niccolò di recente, al telefono. E’ un grande amico e un ex grande collega. Essere riuscito a portare la squadra dei rifugiati a Tokyo è qualcosa di eccezionale. Ci rivedremo in Giappone, nel villaggio olimpico, e sono certo che non mancherà di darmi consigli. Niccolò è una persona della quale ci si può sempre fidare, nello sport come nella vita. A Rio ha voluto confermarsi pur non partendo da favorito. E’ un animale da Olimpiade, con un cuore immenso”.

Con Campriani avete condiviso anche il primo allenatore, Aldo Vigiani.

“Certo, Aldo è il primo che ha creduto in me. Quando ci vediamo mi dà sempre una mano, recentemente lo ha fatto anche per indicarmi certe cartucce particolari”.

Ha un portafortuna che si porterà dietro ai Giochi?

“Il vero portafortuna sono le persone che mi pensano, che mi sostengono, e che mi vogliono bene.”

E la sua famiglia come sta vivendo questa vigilia?

“Sono tutti un po’ storditi, perché una cosa è sognare l’Olimpiade, un’altra è essere li lì per viverla. E io non vedo l’ora di gareggiare a Tokyo. Sembro un bambino che aspetta di andare per la prima volta al parco giochi”.

Corriere Fiorentino, 7 luglio 2021

Golden Gala, l’urlo di Fabbri: “Mi sembrava di sentire la curva Fiesole”

11 Giu

di Marco Massetani

Tokyo chiama, Firenze risponde. La notte magica del Golden Gala Pietro Mennea è un concentrato di campioni senza tempo e di emozioni fortissime. E non solo nel momento toccante della consegna delle Chiavi della Città a Sebastian Coe, che esattamente quant’anni fa, sulla pista del Comunale, incise il record mondiale degli 800 metri. A premiarlo, in avvio di serata, è il sindaco di Firenze Dario Nardella, mentre il n.1 della Fidal Stefano Mei e il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani regalano all’ex mezzofondista britannico oggi a capo della World Athletics un trofeo con una porzione della pista su cui Coe compì la memorabile impresa.

A poco più di un mese dall’inizio dei Giochi, il Golden Gala Pietro Mennea approdato per la prima volta in città grazie a un impianto-gioiello come il Luigi Ridolfi, regala anche messaggi incoraggianti per gli azzurri in proiezione olimpica.

Primo fra tutti il 24enne pesista fiorentino Leonardo Fabbri già detentore del record italiano indoor, la vera gradita sorpresa della serata. Sulla veloce pedana di iniziazione, un urlo liberatorio si diffonde nello stadio quando Fabbrino scaglia la palla di metallo a 21. 71 m al secondo tentativo. E’ la sua migliore prestazione stagionale e anche la migliore misura della serata ma paradossalmente vale solo un terzo posto con il nuovo regolamento che prevede la finale a tre dopo i migliori cinque lanci. Vince il neozelandese bronzo olimpico Tom Walsh (21.43) davanti al serbo Armin Sinančević (20.93), con Fabbri terzo e strafelice (19,82), per aver tenuto a distanza colossi dell’Est (i due polacchi Michal Haratyk e Konrad Bukowiecki, il ceco Thomas Stanek, il croato Filip Mihaljevi) e soprattutto per essersi scrollato di dosso l’emotività del grande evento. “Mi sembrava di essere al Franchi con la curva Fiesole a fare il tifo per me” gongola Leonardo.

Sulle tribune del Ridoldi, a sostenere nel ‘lungo’ la 18enne Larissa Iapichino (detentrice del record mondiale indoor under 20 con 6,91) sono in tanti, compresi i compagni di scuola e quelli della Firenze Marathon. La gara, come nelle previsioni, è però tutta in salita per l’atleta tesserata Fiamme Gialle, con la testa più all’esame di maturità scientifica del 16 giugno che agli atterraggi sulla sabbia. Anche perché la concorrenza mondiale è pazzesca (dalla tedesca oro mondiale Malaika Mihambo all’ucraina campionessa europea indoor Maryna Bekh-Romanchuk, passando per la serba Ivana Spanovic). L’allieva di Gianni Cecconi parte con il miglior salto nella prima serie (6.45 m), una misura che lascia ben sperare, ma poi deve non riesce a migliorarsi e deve accontentarsi del sesto posto, stesso piazzamento degli Europei indoor, nella gara vinta dalla Spanovic con 6,74.

La passerella sportiva è all’insegna dei grandi campioni del mezzofondo (3’53”63 dell’olandese Sifan Hassan nei 1500), della velocità (22.06 della britannica Dina Asher Smith nei 200) e dell’alto (2.33 per il russo Ilya Ivanyuk, stessa misura del nostro Gianmarco ‘Gimbo’ Tamberi, vero idolo del pubblico fiorentino, apparso molto motivato, ma con la forma fisica più proiettata a Tokyo che all’evento fiorentino.

Oltre alle misure, ai tempi, rimane il ricordo di un meeting che sarà difficile da dimenticare per Firenze. “Un serata unica per il ricordo attribuito all’impresa di Sebastian Coe, la città a mio avviso dovrebbe ospitare ogni anno almeno un meeting di atletica” dice il presidente della Toscana Eugenio Giani.

A confermare la voglia di sport sono stati 1000 spettatori tornati ad assistere a un grande evento di sport sulle tribune dell’Asics Firenze Marathon Stadium Luigi Ridolfi vestito a festa: gazebo bianchi, bandierine tricolori, grandi schermi e riflettori accesi su 139 (62 primatisti nazionali) atleti di 51 Paesi, uno spaccato importante di quello che vedremo a Tokyo.

Corriere Fiorentino, 11 giugno 2021

L’oro di Budapest, Rachele e Giulia sul tetto d’Europa

16 Mag

di Marco Massetani

Bracciate lunghe e profonde, sulle acque del lago riempito da una vecchia miniera, per scavare giorno dopo giorno alla ricerca del metallo più pregiato. Rachele Bruni, 30 anni da Comeana e Giulia Gabbrielleschi, 24 anni da Pistoia, le gemelle toscane del nuoto di fondo, non si accontentano del bronzo e dell’argento conquistati rispettivamente sulla distanza dei 10 e dei 5 km. Nella giornata conclusiva degli Europei sul Lupa Lake, a nord di Budapest, rimarginano la ferita lasciata aperta dai Mondiali di Gwangju 2019 (secondo posto dietro alla Germania per 2 decimi di secondo) e conquistano l’oro nella staffetta Team Event 5 km: è la medaglia che legittima la supremazia continentale azzurra come aggregato di individualità ma anche la brillante tradizione natatoria del Granducato in questa specialità.

La squadra italiana è la favorita della vigilia, perché accanto alle due toscane galvanizzate dai recenti piazzamenti, c’è anche il potentino Domenico Acerenza ma soprattutto c’è lui, Gregorio Paltrinieri (1 oro olimpico, 12 podi mondiali, 16 medaglie europee), uno squalo capace di fare la differenza in ogni acqua: clorata, salata, dolce. E se Paltrinieri, come da pronostico, è straordinario nel costruire al terzo passaggio l’enorme vantaggio di 19” poi amministrato con saggezza da Acarenza, nei primi due lanci sono Rachele Bruni e Giulia Gabbrielleschi a dettare tatticamente i presupposti per il trionfo azzurro.

Rachele conclude la propria frazione in perfetta parità con la francese Oceane Cassignol (13’48″7), Giulia resta incollata alla scia del russo Denis Adeev per poi limitare l’inevitabile scarto temporale, chiudendo la propria sessione in 14’17″1. Poi ci pensano un superlativo Paltrinieri e un solido Acarenza a confezionare il capolavoro di squadra. Gli azzurri vincono in 54’09” precedendo proprio la Germania oro iridato due anni fa (a 9 secondi), e l’Ungheria (terza a 9″5).

“E’ stato un onore riaprire la staffetta – racconta Rachele Bruni, vicecampionessa a Rio sulla 10 km, unica specialità olimpica, e già con il pass per i prossimi Giochi di Tokyo, alla sua quinta medaglia d’oro europea nella staffetta – Sono contenta di come ho interpretato il percorso. Alla fine ero morta, ho sbagliato un po’ rotta, ma per fortuna non ho nuotato troppi metri in più. La staffetta dà sempre energia in più perché il gruppo trasmette energia e responsabilità. Questo europeo è stato un importantissimo test. Sto lavorando bene e sono contenta di come procede l’avvicinamento all’Olimpiade”.

Grande soddisfazione anche per Giulia Gabbrielleschi, cresciuta nei Nuotatori Pistoiesi e allenata da Massimiliano Lombardi, per la prima volta sul podio più alto della specialità. “Il mio obiettivo era dare un buon cambio a Paltrinieri, magari in prima posizione. Sono felice di essere riuscita a eseguire bene il mio compito. Stiamo riuscendo a portare questa staffetta sempre più in alto e ne siamo orgogliosi” afferma Giulia.

La Toscana torna a casa dall’Europeo di Lupa Lake con 3 medaglie e la convinzione che un cambio generazionale di qualità sia possibile: la 24enne fiorentina Ginevra Taddeucci, all’esordio continentale nel fondo, ha concluso sesta la 5km e settima la 10 km individuali. Il futuro, anche per lei, potrebbe splendere come un metallo.

Corriere Fiorentino, 16 maggio 2021

Da Sinner a Djokovic, è all’Elba il rifugio dei tennisti di successo

26 Apr

di Marco Massetani

“Ok, portiamolo all’Elba”. Era un’estate di sei anni fa e Riccardo Piatti, mentore di grandi campioni del tennis, accettò la proposta del suo collaboratore Massimo Sartori che gli segnalava un ragazzino con i capelli rossi e una vocazione particolare per dritto e rovescio. Oggi quel ragazzino classe 2001 di Sesto Pusteria (Bolzano) chiamato Jannik Sinner è il giocatore del momento nel circuito ATP e grazie alla recente semifinale di Barcellona siede al 18esimo posto del ranking mondiale, in attesa di un ingresso scontato nell’élite dei top 10. 

C’è un’isola dei tennisti famosi nell’arcipelago toscano che nei mesi estivi sembra diventare una tappa obbligata non solo per star affermate della racchetta (dalla ‘tigre siberiana’ ex n.1 al mondo Maria Sharapova allo svedese Thomas Johansson trionfatore degli Australian Open 2002, passando per i davisman azzurri Andreas Seppi e Simone Bolelli) ma anche per giovani talenti predestinati al professionismo. 

Siamo alla Tenuta delle Ripalte di Capoliveri, estremità sud-orientale dell’Isola d’Elba. Immerso nei 450 ettari di macchia mediterranea digradanti verso il mare sorge Tennis Camp: 5 campi in terra e sintetico, un rifugio speciale dove Riccardo Piatti, allenatore di nomi eccellenti (Djokovic, Ljubicic, Gasquet, Raonic) ha da tempo stabilito la base estiva della sua celebre accademia di Bordighera. E dove il prossimo luglio, al termine di Wimbledon, sarà presente ancora lui, l’altoatesino Jannik Sinner, per due settimane di allenamento e relax. “L’Elba è il laboratorio del mio metodo di allenamento, del mio modo di pensare il tennis. Per sei ore al giorno in campo sto con tutte le persone che vogliono perfezionarsi nel gioco, e con ognuna di loro sviluppo il mio metodo di lavoro” spiega Piatti che dal 26 giugno al 31 luglio ripresenterà a Tennis Camp i suoi stage di alto livello: tecnica dei colpi fondamentali, tattica, strategia di singolo e doppio, oltre a video analisi, preparazione atletica specifica, lezioni di teoria, training mentale e match serali.

Si espande invece da maggio a settembre l’offerta degli stage Gotennis (per piccoli e adulti, single, coppie e famiglie, sportivi alle prime armi e più preparati, fino agli agonisti) curati dal maestro Filippo Bersani e dal suo staff. “L’obiettivo è focalizzato principalmente sulla qualità, a partire dall’insegnamento e quindi dalla scelta degli maestri – spiega Bersani – In qualche modo ci vogliamo legare al percorso di Riccardo Piatti con un nostro progetto che rimane comunque mono-pensiero, ovvero pensando al tennis senza distrazioni ma al tempo stesso rigenerandosi nell’unico parco veramente vivibile dell’arcipelago toscano”.

La Tenuta delle Ripalte è una location turistica per sportivi doc: padel, beach volley, due piscine, una villa ottocentesca trasformata in hotel, fattorie agricole, villette e chalets nella pineta che si affaccia sul mare. C’è perfino un campo da tennis ricavato sopra una cantina. Sembra fatto apposta per brindare all’ultima grande impresa compiuta da un tennista di 19 anni con i capelli rossi.

Corriere Fiorentino, 26 aprile 2021

Il rovescio di un’impresa (sotto rete e fuori)

26 Apr

Il racconto – Ieri e oggi

di Marco Massetani

E’ stato campione toscano in singolare. E’ stato campione italiano a squadre. Ma soprattutto è stato protagonista di un’autentica impresa giovanile: diventare il primo dei tre juniores al Mondo che nel turno d’esordio di un torneo under 18 ITF hanno stoppato lo svizzero Federer, futuro Re Roger del tennis.

Accadde nel marzo del 1997, trentaduesimi di finale degli Internazionali “Città di Firenze”, storico appuntamento pasquale riservato alle racchette emergenti. “Quel giorno c’era una patina bianca in terra e così tanto polline nell’aria che io, allergico, mi sentii morire al solo pensiero di scendere in campo – ricorda Davide Bramanti, classe 1979 di Forte dei Marmi – Era presente anche un folto pubblico, perché del mio avversario già si parlava abbastanza. Che dire, per me fu una partita normale tra juniores, vinsi al terzo set (64, 36, 76 il finale, ndr). La cosa più sorprendente, e che può apparire strana, è che Roger giocò malissimo il tie-break sparando sei o sette palle fuori di due metri. Talvolta mi capita di incontrare qualcuno che mi racconta con orgoglio di aver visto quella partita, perché assistere a una sconfitta di Federer non capita così spesso…”.

Avviato a questo sport nella sua Forte dei Marmi dal maestro Gino Bertolucci (padre dell’ex davisman Paolo), primo giocatore classe 1979 a prendere punti ATP, eleganza tecnica impreziosita dal rovescio come nella migliore tradizione del litorale toscano, Davide Bramanti è uno di quei talenti del tennis che avrebbero meritato ben altre soddisfazioni, deposizione di Re Roger a parte. “Tra i 19 e i 23 anni, nel periodo migliore, ho vissuto un calvario di infortuni – spiega – Prima la spalla che ho dovuto ricostruire restando fermo una stagione, poi la cartilagine triangolare del polso con i medici che mi dicevano che non sarei tornato a impugnare la racchetta. Si, ho alcuni rimpianti, perché ho visto i sacrifici svanire nel nulla, e perché sono stato costretto a restare lì, mentre gli altri andavano avanti nel professionismo”.   

La classe, quella, rimane intatta. Davide Bramanti riesce a conquistare due titoli toscani (1998 e 2009), quindi nel 2012 lo scudetto di serie A con il Tc Italia Forte dei Marmi. Prima dell’addio definitivo al tennis. “Dopo lo scudetto ero stressato e ho deciso di mollare – spiega – Mentre giocavo avevo ricevuto offerte dalla Federazione per seguire i giovani, ma già allora sapevo che la mia strada sarebbe stata un’altra, in ufficio”.

Oggi Davide Bramanti lavora nell’agenzia immobiliare di famiglia, la più longeva del Forte, fondata nel lontanissimo 1888. “Fu la bisnonna di mio padre a inventarsi questo lavoro, andando a prendere i clienti con il calesse alla stazione di Querceta, ed è molto bello essere arrivati alla quarta generazione – ammette – L’agenzia si occupa di vendite e affitti, curiamo le esigenze di famiglie molto importanti, facciamo amministrazione delle proprietà, oltre a offrire un servizio per le ristrutturazioni grazie alla collaborazione con imprese di costruzioni. Insomma, offriamo un servizio a 360°”.

Una professione che negli ultimi anni è cambiata, perfino in una località balneare dalle radicate tradizioni come Forte dei Marmi. “E’ il mondo in generale che ha accelerato – continua Davide – Prima le cose si facevano con calma, e c’era molta più umanità nei rapporti. Con il cliente trascorrevi la giornata, vedevi la casa e magari pranzavi insieme. Ora è tutto più frenetico, più freddo. E bisogna stare svegli, perché la concorrenza è pazzesca. Forte dei Marmi continua a essere riservata a un turismo medio-alto, ricercato, d’élite. E’ una località che conserva il suo fascino, un posto baciato dalla fortuna che ha pochi uguali in Italia. Dove il range della nostra clientela si è mantenuto costante, tranne qualche new entry straniera. E dove l’evoluzione del turista è rimasta identica da decenni: i genitori portano qui i figli, questi crescono e si staccavo dal Forte, infine ci fanno ritorno a loro volta con i propri figli. Un ciclo di vita che noi conosciamo bene e che cerchiamo di soddisfare al meglio. Il lavoro mi piace, fare sport mi ha certamente aiutato nella professione, perchè con lo sport viaggi, ti sciogli, instauri contatti, migliori i rapporti interpersonali”.

Nel tempo libero Davide Bramanti si divide tra la passione per la pesca in mare (collabora con Italian Fishing TV, canale 811 di Sky) e quella per il padel. Il tennis? Nel suo Forte rimane un must. “Fu il maestro Gino Bertolucci a partire dagli anni Settanta a inventarsi un torneo estivo ad handicap di straordinario successo, nel quale semplici amatori potevano giocare contro grandi campioni come suo figlio Paolo o Adriano Panatta – conclude – Fu un evento che richiamò appassionati da ogni parte d’Italia tanto che in quei giorni Viale Roma Imperiale restava chiusa al traffico. Ancora oggi al Forte ci sono sette circoli di tennis, non pochi per una località così piccola”.   

Corriere Fiorentino, 26 aprile 2021

Larissa, Lorenzo e tutti gli altri: la leva dei talenti della classe 2000

29 Mar

di Marco Massetani

Sono nati a cavallo del millennio. Rappresentano la nuova generazione che emerge prepotentemente, la linea verde che regala emozioni mozzafiato su una pedana di salto, dentro un campo da tennis, lungo la pista di un velodromo, oppure davanti a una porta sospesa sull’acqua.

In un mondo sportivo dove bruciare le tappe è diventato un requisito per la consacrazione, la Toscana presenta al Mondo i propri talenti autenticati già capaci di strappare pass olimpici, di alzare storici trofei, di vestire la maglia della nazionale maggiore. Con l’esuberanza dei giovani e l’autorevolezza dei campioni più esperti.

Ha una maturità impressionante per i suoi 18 anni l’icona teenager dello sport italiano, Larissa Iapichino, fiorentina, doppia figlia d’arte di babbo Gianni e mamma Fiona May, e già specialista affermata del salto in lungo. Dopo l’oro europeo under 20 ha fatto il suo ingresso trionfale nel professionismo atterrando alla distanza indoor di 6,91 m., una misura con la quale ha fissato il record mondiale juniores, eguagliato il primato azzurro della mamma e conquistato l’accesso ai Giochi di Tokyo. Proprio in Giappone sarà presente un’altra esponente classe 2002 dell’atletica leggera, la livornese Ambra Sabatini, atleta paralimpica con amputazione sopra al ginocchio a seguito di un incidente stradale, che lo scorso febbraio a Dubai ha corso e vinto i 100 mt segnando il record mondiale di 14”59.

E’ di Carrara il tennista che tutto il Mondo sta ammirando per tecnica sopraffina e brillantezza di gioco. SI chiama Lorenzo Musetti, è stato il primo (e finora unico) italiano ad aggiudicarsi gli Australian Open juniores, e adesso a soli 19 anni risiede nell’élite dei primi cento giocatori ATP, una scalata che proseguirà grazie al terzo turno raggiunto nel torneo di Miami tuttora in corso.

La tradizione pallanuotistica fiorentina ha la degna erede dell’empolese Elena Gigli (che a 19 anni e 48 giorni divenne la più giovane italiana a vincere un oro olimpico: Atene 2004). Come la Gigli anche Caterina Banchelli, classe 2000, ricopre il ruolo di estremo difensore per il quale è stata eletta migliore atleta ai mondiali juniores 2018. Oggi Caterina è il portiere della Rari Nantes Florentia e il terzo portiere del Setterosa, e punta dritto alla conquista di un posto da titolare.

Nel giro azzurro del volley è entrata una toscana d’adozione, la 19enne Sarah Fahr, cresciuta nelle giovanili del Piombino e attualmente ‘centrale’ della Imoco Conegliano con la quale ha già alzato al cielo Supercoppa italiana e Coppa Italia. Anche la Nazionale di rugby ha abbracciato due talenti toscani classe 2000 della palla ovale quali il pisano Gianmarco Lucchesi (tallonatore del Benetton) e il cecinese Federico Mori (tre quarti centro del Calvisano), entrambi già con debutto nel Sei Nazioni.

E se nella scherma il nuovo che avanza è rivestito dai giubbetti di due fiorettisti classe 2001 (il pisano Filippo Macchi campione europeo cadetti e la pontederese due volte argento europeo under 20Vittoria Ciampalini), nel ciclismo ha già esordito nei professionisti il classe 2000 Tommaso Nencini di Calenzano, imparentato tramite nonno Aldo con il grande Gastone Nencini vincitore del Tour de France 1960. Sempre sui pedali, sembra schiudersi un futuro sempre più rosa per due specialiste dell’inseguimento a squadre: la ventenne pisana Vittoria Guazzini (bronzo continentale ad Apeldoorn), e la 19enne Giorgia Catarzi (campionessa iridata ed europea juniores), originaria di Ponte a Ema, la località che ha dato i natali a Gino Bartali.

“Per emergere così in fretta, oltre al gesto tecnico, serve una componente mentale importante – dice l’ex velista grossetana Alessandra Sensini, quattro podi olimpici e il primo titolo mondiale assoluto conquistato a 19 anni – E’ vero che negli ultimi tempi l’inizio della pratica sportiva è stato anticipato, ma è altrettanto vero che c’è un allungamento della carriera. Per continuare su livelli di eccellenza occorre conservare integrità fisica, trovare sempre nuove motivazioni e non smarrire la voglia di mettersi in gioco”.

Corriere Fiorentino, 29 marzo 2021

I sorrisi della Iris, la ginnastica di A torna a Firenze

28 Mar

di Marco Massetani

Un fiore che profuma di promozione. E’ il regalo che cinque giovani atlete hanno consegnato alla città di Firenze. Loro si chiamano Micol Masetti, Carlotta Vettori, Monica Marchidan, Aurora Corradino e Aurora Bertoni. E l’impresa che hanno compiuto è qualcosa di straordinario: riportare la Ginnastica Iris in serie A/2, nell’élite italiana della ritmica, grazie a esercizi perfetti, eseguiti con i movimenti del corpo e degli attrezzi di questa disciplina olimpica (palla, fune, cerchio, clavette e nastro).

Un’impresa di squadra arrivata con i tre podi conquistati a Napoli, Desio e Fabriano, ossia nelle tre prove del torneo di B che hanno decretato la seconda posizione finale delle “irissine”. “Il risultato è ancora più bello perché raggiunto da ginnaste autoctone –  spiega Costanza Dainelli, DT di questa squadra allenata dai tecnici Alessia Fancelli e Daria Velius  – e soprattutto da giovani sportive che nella vita riescono anche ad essere eccellenti studentesse di liceo, pur allenandosi quattro ore al giorno. Sono state brave ad avere creduto in questo sogno che inseguivano da sei stagioni, sarebbe bastato un esercizio sbagliato per mandare tutto in fumo. Invece le ragazze hanno condotto un campionato senza errori, la continuità di rendimento le ha premiate”.

La storia della Ginnastica Iris Firenze parte da lontano, dal 1989 e della volontà di innestare la ritmica in un quartiere 4 dove si praticava solo artistica. Con una filosofia ben definita e un motto vincente: un’orchestra senza primi violini ma con tanti triangoli che suonano all’unisono. “La ritmica è allenante per la lateralizzazione, certi benefici te li ritrovi anche quando negli anni decidi di cambiare sport – continua Dainelli – In tempi no Covid la società conta circa 150 tesserati, dai 3 anni fino agli adulti, con 40 bambine in agonistica. Avevamo già vissuto la serie A dal 1995 al 2003, prima di retrocedere e di ricominciare nel 2015 questa nuova scalata. Per alcune stagioni abbiamo disputato il campionato di serie C, quindi al primo anno di B siamo arrivate quinte, infine la promozione appena raggiunta. Oggi ci alleniamo nell’impianto della Montagnola, ma il sogno sarebbe averne uno da gestire. Stiamo lavorando anche per questo”.

La serie A/2, al via il prossimo gennaio (nel torneo ci saranno anche le due toscane Falciai Arezzo e Terranuova Bracciolini) sarà un atteso banco di prova per la Ginnastica Iris Firenze che nella prestigiosa divisione vuole tornare a mettere radici. “Confermeremo le ginnaste della promozione e ci stiamo già muovendo alla ricerca di una straniera, consapevoli che si tratterà comunque di un investimento notevole – – conclude il DT – Nella nostra disciplina pochi soldi, aiuti ancora meno, tutto si basa sulla passione di tecnici, atlete, dirigenti e genitori. Ma con il cuore abbiamo dimostrato di saper guardare lontano”.

Corriere Fiorentino, 28 marzo 2021

I siluri sotto rete che diedero lustro al volley fiorentino

22 Mar

Il racconto – Ieri e oggi

di Marco Massetani

La Ruini ha vinto, Vannucci ha deciso” titolò il Corriere dello Sport. Campionato di volley maschile serie A, stagione 1971/72. Al palazzetto ITI di via Benedetto Dei (oggi PalaMattioli) la squadra dei Vigili del Fuoco sconfigge al quinto set gli eterni rivali della Panini Modena. L’impresa porta la firma di uno schiacciatore classe 1950, fiorentino doc del Poggetto, 200 centimetri esplosivi di potenza e atletismo. “Quella sera schiacciai davvero tutto, anche le palle sottorete” ricorda Piero Vannucci, ex azzurro della pallavolo e indimenticabile gigante della mitica Ruini con la quale conquistò due dei cinque tricolori che hanno segnano la breve e gloriosa storia del club. “Cosa c’era di magico in quella squadra? L’intraprendenza imprenditoriale del fondatore, il vicecomandante e architetto Luigi Gherardelli che costruì in città un miracolo sportivo – continua Vannucci – Poi in quegli anni Firenze era una delle poche sedi ISEF in Italia, quindi la società aveva la possibilità di spostare i più grandi giocatori. Così arrivarono Nannini, Mattioli, Salemme, e questo permise la valorizzazione di atleti del territorio. Se fossi nato da altre parti, forse sarei rimasto un buon giocatore, niente più.  Invece sono diventato perfino il primo pallavolista fiorentino ad avere un tifo personalizzato”.

Dopo due scudetti cuciti sul petto, 50 presenze in Nazionale, un’esperienza fugace a Catania, il rientro alla Ruini in B, la promozione in massima serie e infine l’ultima, definitiva retrocessione preludio alla fine del club, Piero Vannucci a 27 anni e con in tasca una laurea in lingue straniere volta una pagina della propria vita. “Non avevo il phisique du rôle per fare l’allenatore, quanto semmai il dna del dirigente – dice – Ho fatto ingresso in un mondo nuovo che si adattava bene alle mie caratteristiche, sono uno a cui piace entrare nei problemi, condividerli, insomma sono sempre stato portato per le pubbliche relazioni”.

Il legame con la città natale non si incrina nemmeno di un centimetro. Piero Vannucci entra nel settore della pubblicità lavorando per un evento fieristico, il Florence Gift Mart. “Cominciai come esterno, poi venni assunto – continua – Facevo il coordinatore della manifestazione occupandomi di pubblicità e allestimenti, sono cresciuto insieme alla struttura, prima dal 1977 al 1981, poi di nuovo dal 1984 al 1990 quando la fiera conobbe il suo momento di gloria con quei 1500 operatori stranieri che venivano a Firenze, numeri da far invidia al più celebre concorrente nazionale, il Macef di Milano. Conferimmo all’evento un taglio artistico, inventando mostre collaterali su temi storici o merceologici”.

L’allestimento di mostre diventa la specializzazione di Vannucci anche quando nel 1990 l’ex pallavolista Ruini passa a Sogese per la quale lavora 10 anni. E ancora i numeri sono forti, come i vecchi siluri schiacciati oltre la rete. “Registrammo 204.591 visitatori totali nell’edizione 1997 della Mostra dell’Artigianato, 44.535 visitatori solo nella giornata del 1 maggio del 1998 – ricorda – Firenze viveva una grande effervescenza. Noi eravamo davanti agli altri ma ammettiamo pure che gli altri erano dietro a noi. Il nostro passato ci permetteva di produrre idee che diventavano avanguardia, poi le altre città hanno recuperato in strutture, e noi siamo rimasti fermi a bellissimi padiglioni storici non più al passo con i tempi”.

L’attuale attività di Piero Vannucci è l’ennesima tappa del suo percorso vocazionale nel mondo degli eventi, della comunicazione e delle pubbliche relazioni. “Nel 2000 sono diventato socio della Promopoint, ora Sicrea – continua – La società è a Campi Bisenzio e ha una seconda sede a Ponte a Greve. Ci occupiamo a 360° di organizzazione di manifestazioni, dalla realizzazione di un sito web o di una specifica app fino agli allestimenti. Nella struttura lavorano un giornalista, un operatore televisivo, alcune grafiche esterne. L’idea è quella di fornire un progetto confezionato al cliente finale. Alcune iniziative sono destinate alla Coop Toscana, abbiamo lavorato anche per l’ACF Fiorentina e per sede regionale RAI. Che aggiungere, non sarei mai potuto restare chiuso in un ufficio, sento sempre la necessità di interessarmi a mondi diversi, credo che l’importante sia non cristallizzarsi. Ho 70 anni e conservo l’entusiasmo di un trentenne”.

La passione per lo sport è rimasta dentro al campione di volley che oggi ricopre la carica di consigliere nazionale dell’Associazione Nazionale Atleti Olimpici Azzurri d’Italia. “Lo sport è un valore e noi puntiamo a organizzare iniziative anche per i giovani e per gli studenti – conclude – Il volley? La Toscana è una regione strana, che si esalta per il calcio di vertice. E investire negli altri sport, come il volley, non paga. Pensiamo alle due squadre femminili di serie A1 del Bisonte San Casciano e della Savino Del Bene Scandicci. Se esistono, è solo grazie a due imprenditori illuminati”.

Corriere Fiorentino, 22 marzo 2021

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